L'UE e le politiche giovanili
Le politiche rivolte ai giovani non si limitano al campo dell'istruzione. Il cosiddetto “Patto europeo per la gioventù” definisce una serie di principi comuni riguardanti le opportunità per i giovani. Il patto riconosce ai giovani il diritto di beneficiare delle stesse possibilità degli altri cittadini per quanto riguarda tutti gli aspetti della vita sociale: istruzione e formazione di qualità, strutture per la ricerca di un impiego, lavoro adeguato alle proprie competenze, diritti previdenziali e possibilità di alloggio.
Il programma “Gioventù in azione” promuove la partecipazione attiva nella società e progetti volti a rafforzare nei giovani il sentimento di cittadinanza europea, anche attraverso il Servizio volontario europeo. Dal 2007 al 2013 l’UE investirà complessivamente 900 milioni di euro in attività di questo tipo
Ma vediamo come, negli anni, si è arrivati ai programmi attuali per i giovani europei.
Cenni storici sulle "Politiche giovanili in Europa”
Il termine “politiche giovanili” comprende l’insieme di interventi che si rivolgono ai giovani, ponendo l’accento sia su di loro, sia sull’oggetto: si pensi quindi ad azioni mirate ad una precisa fascia di popolazione e ad interventi legati ad aspetti caratterizzanti, quali il lavoro, la salute, la cultura, l’istruzione, la formazione professionale, l’informazione, la casa, la mobilità, i fenomeni di devianza, ecc.
A partire dagli anni '70,
in Italia ed alcuni altri Paesi europei, i giovani diventano destinatari
di specifici interventi ed iniziative volte a promuovere e valorizzare
il loro apporto nella società. Caratteristica comune di queste azioni
era quella di rivolgersi alla categoria giovani in forma ampia, definita
unicamente da un intervallo di età (variabile a seconda dei diversi
contesti nazionali) e non da un ruolo sociale: in altre parole, l'essere
giovane nella società non era più veicolato unicamente dal particolare
ruolo (studente, disoccupato, lavoratore, ecc.) ricoperto in un dato
periodo della propria vita. La promozione dell'essere giovane nella
società avviene inoltre attraverso la valorizzazione della
auto-rappresentanza delle forme di associazionismo giovanile e della
consultazione dei giovani per tutte quelle decisioni che li riguardano
direttamente.
Sulla base di queste prime esperienze, maturate e sviluppate in ambito
locale, sono stati successivamente sviluppati in diversi Paesi europei
quadri normativi più complessi: verso la fine degli anni '70 vengono
promossi i primi esempi di politiche giovanili nazionali.
Il 1985 viene dichiarato, dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, Anno
Internazionale della Gioventù. L'atto dell'ONU rilancia e risveglia
l'interesse locale e nazionale nel settore delle politiche giovanili. I
lavori, le attività delle commissioni istituite durante il 1985
sottolineano, tra l'altro, il particolare rilievo che assume il ruolo
dell'associazionismo giovanile, quale forma privilegiata del
protagonismo sociale dei giovani, e auspicano che le politiche giovanili
siano parte integrante delle più ampie politiche sociali dei vari Stati
membri dell'ONU.
Le iniziative promosse in favore dei giovani durante gli anni '70 a
livello locale, prima, e a livello nazionale, poi, avevano comunque
trovato un luogo dove confrontarsi a livello internazionale ben prima
della dichiarazione dell'ONU del 1985.
In particolare, il Consiglio d'Europa aveva istituito già nel 1972 la
Fondazione ed il Centro Europeo della Gioventù, situato a Strasburgo
(sede anche della Fondazione). Nel 1995, in risposta all'incremento
delle attività in favore dei giovani, è stato creato a Budapest un
secondo Centro Europeo della Gioventù. Le iniziative promosse dal
Consiglio d'Europa nell'ambito della gioventù fanno riferimento alla
Convenzione Europea sulla Cultura. Le attività ed i progetti realizzati
presso i Centri Europei della Gioventù o co-finanziati dalla Fondazione
Europea della Gioventù sono il risultato di un processo di co-gestione
che vede i rappresentanti delle organizzazioni dei giovani protagonisti
insieme ai rappresentanti degli Stati membri. Quest'ultimi sovrintendono
le politiche giovanili del Consiglio d'Europa attraverso il Comitato
Direttivo europeo per la gioventù, organo di cooperazione
intergovernativa che riunisce i 47 rappresentanti dei ministeri e delle
strutture responsabili per la gioventù di tutti i Paesi che aderiscono
alla Convezione Europea sulla Cultura.
Sempre nel 1985, il Consiglio d'Europa organizza la 1ª Conferenza
Europea dei Ministri responsabili per la gioventù. Il documento
approvato dai partecipanti alla conferenza impegna, tra l'altro, gli
Stati membri alla istituzione di un Consiglio Nazionale della Gioventù,
autonomo ed indipendente. Tale impegno risulta essere assolutamente in
linea con la promozione del protagonismo sociale dei giovani auspicato
dalle conclusioni dell'Anno Internazionale della Gioventù proclamato
dall'ONU.
L'ultima Conferenza Europea dei Ministri responsabili per la gioventù si
è svolta nel 1998 a Bucarest sul tema "Giovani: cittadini attivi
dell'Europa del futuro".
Il ruolo dell'Unione Europea nel contesto giovanile risulta poco
visibile sino alla fine degli anni '80.
D'altra parte, il Trattato di Roma non contemplava la gioventù tra i
settori di competenza della Commissione Europea. Solo con l'entrata in
vigore del Trattato di Maastricht nel 1993, infatti, la cooperazione
transnazionale in ambito giovanile europeo viene inserita come una delle
aree d'intervento dell'Unione Europea; in particolare gli articoli 149 e
150 del Trattato sull'Unione Europea prevedono competenze comunitarie
nei settori della istruzione, della formazione e della educazione
non-formale.
Ciò nonostante, nel 1989 la Commissione Europea lancia il suo primo
programma d'azione comunitaria in favore della gioventù.
Il programma in questione, denominato Gioventù per l'Europa, promuove e
co-finanzia attività di scambio giovanile interculturale tra i 12 Paesi
dell'allora Comunità Europea. Scopo del programma è quello di far
dialogare i giovani sui temi di loro interesse, per mezzo di un progetto
ideato, realizzato e valutato da loro stessi e che coinvolge
direttamente gruppi di giovani di diversi Paesi comunitari.
Pur non rappresentando una novità in termini di proposta (gli scambi
giovanili internazionali esistevano già da molti anni nell'ambito degli
accordi culturali bilaterali tra Stati e nell'ambito delle attività
promosse da organizzazioni giovanili paneuropee), Gioventù per l'Europa
ha creato un nuovo modello di riferimento per ciò che concerne le
modalità di accesso ai co-finanziamenti comunitari da parte dei giovani,
che li ha visti fin da allora diretti gestori delle attività da loro
ideate.
È stato precedentemente ricordato come lo sviluppo delle politiche
giovanili è iniziato a partire da esperimenti realizzati in ambito
locale.
Seppur sempre più inseriti in contesti normativi nazionali, gli
interventi locali hanno continuato a svolgere un importante ruolo, in
virtù anche della maggior vicinanza di tali azioni ai destinatari finali
delle stesse.
Nel 1990, sotto gli auspici del Consiglio d'Europa, viene adottata la
Carta di partecipazione dei giovani alla vita municipale e regionale: un
quadro di riferimento per lo sviluppo di politiche giovanili locali
incentrate, tra l'altro, sulla concertazione degli interventi anziché su
approcci settorializzati.
Nel 1992 e sempre nel contesto del Consiglio d'Europa, vengono definiti
una serie di criteri relativi all'esistenza di un quadro normativo
nazionale di riferimento per le politiche giovanili. Tra gli altri, vale
la pena ricordare quelli relativi al consiglio nazionale della gioventù,
ad una rete nazionale di informazione dedicata ai giovani, a
finanziamenti tesi a promuovere la partecipazione giovanile.
Nel frattempo, il programma comunitario Gioventù per l'Europa, lanciato
nel 1989 con durata triennale, era stato ri-finanziato per un secondo
triennio, a riprova dell'entusiasmo suscitato e della ricaduta educativa
dei progetti realizzati direttamente dai giovani.
Con la già citata ratifica del Trattato sull'Unione Europea,
l'esperienza acquisita con la gestione di Gioventù per l'Europa e delle
altre iniziative nel frattempo promosse a livello europeo nel settore
della gioventù, ha permesso alla Commissione Europea di lanciare due
nuovi programmi per i giovani (e per i relativi operatori) nell'ambito
dell'istruzione e della formazione.
Nel 1995, i programmi comunitari Socrates e Leonardo da Vinci diventano
operativi con durata quinquennale; il programma Gioventù per l'Europa
avvia la sua terza fase, anch'essa di durata quinquennale, con un
accresciuto numero di Paesi che hanno accesso al programma e con un
incremento di competenze e di finanziamenti.
Nel 1996, la Commissione Europea lancia infine un programma che ha lo
scopo di valorizzare le esperienze di apprendimento interculturale dei
giovani attraverso attività di volontariato di medio-lungo periodo a
beneficio delle comunità locali: il Servizio Volontario Europeo per i
Giovani.
Con il 31 dicembre 1999, la durata quinquennale prevista per questi
quattro programmi arriva a scadenza.
Nel 2000 prendono avvio i nuovi programmi strutturali sulla gioventù. In
gran parte vengono accorparte, sotto un unico programma, molte delle
iniziative che avevano caratterizzato l'impegno comunitario nel settore
degli anni precedenti.
Queste nuove iniziative si chiamano oggi, a seconda che si tratti di
educazione non formale, educazione formale e istruzione professionale,
rispettivamente: Gioventù, Socrates e Leonardo da Vinci.
Fonti: Panoramica delle attività dell'UE http://europa.eu/pol/overview_it.htm, www.eurodesk.it www.politichegiovanili.it







